Schede sull'islam e ora di religione, la Cei attacca mentendo

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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8711SCHEDE SULL'ISLAM E ORA DI RELIGIONE, LA CEI ATTACCA MENTENDOdi Riccardo Cascioli La linea di difesa della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) riguardo le schede sull'islam destinate all'ora di religione è chiara: distorcere la posizione di chi ha avanzato delle critiche, per poi poter dire che si tratta di "fake news"; e inoltre raccontare che in realtà si tratta di un semplice progetto «indirizzato agli editori dei libri di testo per l'insegnamento della religione cattolica».Ha cominciato il 29 ottobre su AgenSir (l'agenzia stampa della CEI) Vincenzo Corrado, direttore delle comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale denunciando come falsità la notizia che «la CEI promuova l'insegnamento dell'islam nelle scuole». «Una bufala», «fake news», ha proseguito per poi affermare che quelle schede sono frutto di un progetto da usare come base per i libri di testo di religione cattolica «affinché abbiano delle fonti affidabili quando affrontano il pluralismo e il dialogo religioso ed evitare possibili imprecisioni e semplificazioni».E il giorno dopo gli ha fatto eco su Avvenire (quotidiano della CEI) Milena Santerini, docente di pedagogia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, esperta di dialogo interculturale, ex parlamentare di Scelta Civica (la lista nata intorno a Mario Monti) ed esponente - neanche a dirlo - della Comunità di Sant'Egidio, grande sponsor di questo progetto, non a caso promosso con tutta l'autorità possibile dal presidente della CEI, cardinale Matteo Zuppi. La Santerini si mostra stupita della polemica per la pubblicazione di «un supporto agli editori per creare libri di testo verificati e corretti». Ovviamente tutta colpa di coloro a cui fa «comodo alimentare a prescindere la contrapposizione».LA MENZOGNA CONSENTITA AI MUSULMANI PER FAVORIRE L'ISLAMBisogna riconoscere che, se non altro, dalla frequentazione assidua delle comunità islamiche, alla CEI hanno imparato bene la takiyya, la dissimulazione consentita ai musulmani per favorire l'islam. In questo caso si dissimula il vero obiettivo dell'iniziativa delle schede islamiche, probabilmente fidando sul fatto che nessuno avrà voglia di andare a controllare cosa è stato veramente detto il 21 ottobre alla presentazione del progetto.Basterebbe riflettere sul fatto che appare un po' bizzarro che per presentare un semplice supporto agli editori si organizza un evento in pompa magna con i rappresentanti delle maggiori organizzazioni islamiche in Italia, il presidente della CEI e altri prelati, per di più nella prestigiosa e significativa sede dell'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede.Considerando che la stragrande maggioranza dei libri di testo adottati per l'ora di religione (e approvati dalla CEI) sono pubblicati da una dozzina di case editrici in tutto, se questo era davvero l'obiettivo non si faceva prima a convocare i rappresentanti di queste case editrici in una saletta della sede della CEI?Senza dire della stranezza di pubblicare un libro di 95 pagine che dovrebbe confluire in un libro più ampio di religione cattolica. Considerando che la CEI ha già pubblicato analoghe schede sull'ebraismo e le sta preparando anche per buddismo e induismo, quanto dovrebbe essere grande un libro di testo di religione? E poi, a questo punto, ci sarebbe anche un po' di spazio per parlare della religione cattolica?La verità è che in quell'incontro del 21 ottobre non si è mai parlato di sussidio ai libri di testo, ma ha giustamente fatto notizia l'intervento del cardinale Zuppi che ha lanciato accuse di islamofobia ai soliti giornalisti per poi dire che manderebbe «tutti a scuola», ovviamente per studiare l'islam. E monsignor Gaetano Castello, vescovo ausiliare di Napoli e presidente della Commissione episcopale CEI per l'ecumenismo e il dialogo, nel suo intervento ha chiaramente detto (lo riporta AgenSir) che «centinaia di insegnanti di religione hanno accolto con piacere queste schede e le utilizzano nel dialogo con i loro studenti».Sì, dunque queste schede sono pensate proprio allo scopo di usare l'ora di religione cattolica «per la corretta conoscenza e trasmissione dell'Islam», come si legge nella presentazione delle schede, firmata dal segretario generale della CEI, mons. Giuseppe Baturi, e da Wassim Salman, presidente del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d'Islamistica (PISAI).UN IRENISMO FUORI DALLA REALTÀMa l'altra menzogna su cui la CEI costruisce il suo discorso è che i critici di questa iniziativa vogliano alimentare lo scontro di civiltà e pensino che «parlare delle altre religioni (...) significa minacciare l'identità cattolica o indebolire la dimensione dogmatica della fede», come ci spiega la Santerini.Il problema non è parlare delle altre religioni, come abbiamo già scritto, ma quanto spazio si dà all'interno di un insegnamento che rimane di religione cattolica e soprattutto come se ne parla. Queste schede sono tutt'altro che «conoscenza corretta» dell'islam. Dicono…

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